reddito stellare

Diciamo che tutto ebbe inizio  col dogma liberista che semplificò tutto in una storia semplice: la scelta era tra un libero mercato e una costosa socialdemocrazia. Lo Stato era il problema, i liberisti erano la soluzione.

Ma come hanno potuto cittadini intelligenti e pragmatici essere così creduloni da bersi questa storia? Dopotutto l’America era passata attraverso una Grande Depressione, subendo le conseguenze di un mercato assai libero e di una conseguente avidità sfrenata. Alcuni sostengono che sia stata la perdita di memoria generazionale. Mentre la botta del del collasso economico precedente riecheggiava nei ricordi delle persone anziane i loro figli divennero adulti durante il boom economico e hanno dato quest’ultimo per scontato.

Tutto ciò che aveva sotto gli occhi parlava del successo apparente del mercato. Poi si cominciò col finanziare (oliare) generosamente media e propaganda con l’obiettivo di convincere gli americani che i liberi mercati fossero sempre il giudice migliore. Con cospicui contributi alle campagne elettorali e stuoli di lobbisti e addetti alle pubbliche relazioni contribuirono a far passare modifiche politiche che permisero ai più ricchi di accumulare un reddito stellare.

Mentre reddito e ricchezza si concentravano in sempre meno mani, la politica tornò sotto l’egemonia dei benestanti e dei potenti che ebbero anche una notevole influenza nel condizionare l’atteggiamento verso le regole nel loro complesso: “un’indebita influenza nel decidere le regole del gioco economico”.

Tra questi cambiamenti, la capacità di schernire i sindacati, ridurre le retribuzioni al minimo, azzerare i sussidi, ottenere un’imposizione fiscale sempre più bassa per se stessi e soprattutto una Wall Street deregolamentata. Il resto è sotto gli occhi di tutti.