illimitate servitù

Il liberalismo di mercato è riuscito a imporsi universalmente come una cultura dell’illimitatezza: il paradigma della cultura occidentale del non protezionismo. Dalle sue origini tuttavia, l’economia liberale organizza implicitamente (fors’anche esplicitamente) la politica della servitù. L’economia liberale si interessa in effetti a dei bisogni. Primo fra tutti il bisogno di controllare il mantenimento della propria egemonia. Viviamo in un sistema che in parte subiamo e in parte collaboriamo a consolidare. Una cosa è certa: si usa la nostra complicità.

Mi sembra pure di capire che perfino la presenza di un mediatore (per es. Stato, seppur minimo) sia considerata sempre più come un’ingerenza perfino illegittima. Ma il contadino che protegge il suo gregge dal lupo (restringe evidentemente la libertà del lupo di sbranare gli animali al pascolo) ma lo fa in favore della sua legittima possibilità di poter usufruire del suo patrimonio… animale.

Ovvero l’inevitabile conflittualità del diritto alle libertà. L’inevitabilità di una contesa potrebbe indicarci (in estremo) che non possa esistere alcuna libertà senza il rischio di un conflitto. A meno che, a meno che… non s’introduca la figura di un mediatore, oppure di una legge, di un trattato, di un accordo. Di una misura limitativa condivisa. “Darsi dei limiti è il gesto che distingue la civiltà dalla barbarie”.

In altre parole la libertà di un soggetto di usufruire una risorsa rimanda evidentemente alla minor libertà di un altro soggetto di poter beneficiare di quella stessa risorsa.

Sappiamo però del furbo aggiramento che limita l’ampiezza della libertà altrimenti proclamata: i monopoli, cioè i pilastri sui quali si regge il liberalismo mercantile… dell’illimitatezza. Ciò implica una plateale smentita circa il significato di una genuina idea di libertà “ius naturale”: i monopoli non sono altro che centralismi che si prendono tutta la libertà di diventare… dispotismi priva(n)ti. Probabilmente illegittimi. Sicuramente illiberali. Fortemente in crescita e (oggi) più “ingombranti” degli stati. Parafrasando Anatole France, si potrebbe affermare: ” On croit qu’on se bat pour la liberté, mais en réalité, on se bat pour des monopoles”.