imitare

Non è questione di essere contro la ricchezza.
 Semmai contro il diffondersi della ricchezza blindata dai muri di reddito. 
Quella delle gated communities, per intenderci.
 Un acciacco che si propaga con l’imitazione dei metodi di comportamento che sgocciolano dall’alto della gerarchia sociale.

Non credo sia necessario scomodare Thorstein Veblen per affermare che il “motore” di tutto è la nostra indotta tendenza a emulare la ricchezza altrui. Oppure come disse Charles Kettering “La chiave della prosperità economica è la creazione organizzata dell’insoddisfazione”. Per cui la gente comune ha forse la “libertà della parola minuta” (bavardage/small-talk/gossip) ma la sua eventuale protesta viene immediatamente diluita, confusa, cancellata da tonnellate di informazioni fuorvianti e gestita da chi sa di essere potente.

Anche se è chiaro a tutti che il nuovo ritornello della modernità e del progresso a cui tutti dobbiamo ubbidire è irrimediabilmente sancito dai rapporti di forza del mercantilismo. La politica sa che alcuni temi sono tabù, che affrontarli con determinazione ci si scontra col concreto rischio di cedere in popolarità, perdere i voti e lo scranno. Sta alla larga. Cincischia. Chiacchiera. Gli affitti sono altissimi? Nessuno osa dirti che si tratta di una scelta… politica: mai sentito parlare di gentrificazione? Ovverosia la trasformazione del territorio a fini speculativi.

Inoltre sappiamo che estetica e fini speculativi non sono sinonimi. E probabilmente mai lo saranno. Bastano gli incassi e gli sfratti. Anzi il dover traslocare per carenza di mezzi: più soft e invisibile. Sinceramente, quale politico si metterebbe a discettare sul mercato immobiliare. Un po’ di sano realismo, suvvia: verrebbe silurato già alla prima cernita del comitato elettorale.