preoccuparci dei ricchi/2

In molti (non tantissimi) s’inizia a sospettare che la promessa di libertà voglia probabilmente nascondere i veri obiettivi della ricchezza: cioè il potere. Ci si chiede pure se possa esistere una libertà di qualche genere che, in qualche modo, non debba sporcarsi le mani con il dominio su qualcun altro. La discriminazione del grado di libertà è la materia stessa con il quale è forgiato il sitema sociale. In altri termini la libertà può essere agevolmente trasformata in un potente strumento retorico indispensabile al mantenimento della pace sociale asservita alla logica del vincente.

Un potere che porta diritto alla discriminazione. Discriminazione economica. Discriminazione sociale. Zone franche per ricchi (gated comunity, condominio fechados, country club) e ghetti per poveri (banlieue, slums, baraccopoli, favelas). Sappiamo pure che oggigiorno non è di moda dichiarare «ore rotundo» il desiderio di dominio ; sarebbe controproducente, la potestà la si conquista attraverso il consenso. Con la «gutta cavat lapidem» della propaganda.

Paradigma di questo agire potrebbe portarci a pensare che gli attacchi neoliberisti allo Stato fornitore di servizi, possano essere controbilanciati da una forte crescita economica privata, quindi dal lavoro e quindi dalla ricchezza distribuita. Sappiamo che non è così. Oggi sappiamo che non è così. Inutile menar il can per l’aia. Non è così e la popolazione comincia ad aver il sospetto che la “grande trasformazione” ben descritta da Karl Polanyi, sia iniziata da tempo e venga, soprattutto, mantenuta vitale con una grande menzogna.

Infine e per chiudere in fretta: per sapere se sia necessario… preoccuparsi dei ricchi basterebbe digitare su un motore di ricerca… perché preoccuparsi dei ricchi. Oppure leggersi il più tosto e già citato “Perché i mega-ricchi stanno distruggendo il pianeta”. Se ne riparlerà.