futuri insider

Nel mondo della governance internazionale, c’è chi dirige gli eventi e chi reagisce agli eventi. Gli interventi “riparatori” poco possono fare per contenere i danni di un mercato finanziario globale definitivamente separato dall’economia concreta. Nel “colonialismo senza cannoniere”, non tutti ci stanno a far passare come nuove libertà gli antichi metodi di potere e di ricchezza.

Quindi: uomo (maschio)-bianco sulla via di diventare “vecchia” minoranza soprattutto sul piano dei consumi. Ovvero: destinato-a-perdere-il-primato-di-target-consumistico. In questa corsa contro la decrescita “bianca” stanziale, i mercati si orientano verso una gioventù multiculturale mondializzata (vari i progetti per una next generation ) che si prevede conseguire il primato anche demografico, “prezioso” target dei consumi futuri. Assumo l’idea che siano (infatti) le Regole del Capitalocene a decidere chi soccorrere e/o chi penalizzare nella perenne struggle for life. First.

Tale riposizionamento economico esclude (ha sempre escluso) il dover “assecondare” di chi non è più rilevante da un punto di vista mercantile. Il birraio di Adam Smith ha sistematicamente bisogno di … nuovi bevitori. (Basterebbe osservare gli spot pubblicitari esotizzanti, così come le gerarchie nei motori di ricerca che assegnano una forte presenza …extra europea proprio per superare (anche nell’Arte) l’esclusivo sguardo “bianco” dell’Espressionismo coloniale. Prodromi di un auspicato coinvolgimento di quel nuovo “humus” culturale con valore …economico.

Viene così a crearsi una formidabile alleanza tra mercantilismo economico e progressismo intellettuale (liberismo economico (mercato: destra) / liberalismo culturale (multiculturalità: sinistra) dove “l’identità/uomo/ bianco/insider” è esposta all’accelerazione di un processo sostitutivo così da poter affermare (anche culturalmente) una categoria (ora) outsider prevista tuttavia come nuova frontiera dei consumi: quindi i futuri insider.

Per tentare di camuffare alle masse le inevitabili ineguaglianze economiche (quindi) discriminatorie che andranno comunque a infoltire il popolo degli esclusi, si promettono astrali “crescite” etiche ed economiche: l’identificazione del consumo di beni con la “Giustizia” e la “Libertà”. Il fatto che un meccanismo economico sia ampiamente condiviso non è affatto la prova che non sia completamente assurdo. Le nuove dinamiche produttive, con l’abbattimento degli stati nazionali, tenderanno sempre più alla formazione di filiere omogenee ma crescerà il devastante divario tra “inclusi ed “esclusi”.

Lo si fa predicando un “meraviglioso futuro” vaticinato da un Liberalismo Culturale (ideologia Woke, cancel culture, multiculturalità mondializzata e… “sconfinate” inclusioni: sinistra liberale (liberalismo di sinistra) sorretto da un’ipotetica“crescita” e da un consolidamento del Liberalismo Economico proiettato verso una “mercantile” redenzione espiatrice (mercato: destra liberista).That’s the way! Ecco servita quindi la critica, anche economica, che partecipa alla demolizione della cosiddetta “supremazia culturale del Novecento”, attraverso la messa all’indice quel “vergognoso passato” fatto di sangue, di fame, di popoli schiavizzati dal colonialismo bianco. Quindi da superare. Perfino da cancellare.