universi dissimili

Ci sono almeno due aspetti dell’accumulazione del capitale: quello indotto dall’economia finanziaria e quello culturale accompagnatorio. Aumentano coloro i quali sono convinti che (anche) i “progressisti” abbiano ormai assunto il compito di assecondare l’accettazione dell’individualismo economico e di attenuare le critiche relative alle sue conseguenze: la sinistra accademica diventa identitaria per evitare – si dice – il discorso egualitario. Nega, per astrazione ideologica, il disaccordo (il conflitto sociale) e richiama a impossibili inclusioni.

Sappiamo che la condivisione democratica richiede (anche) un minimo “privazione individualistica”: insomma, saper accettare le decisioni delle rappresentanze maggioritarie. Il che non è poco. Per contro, sappiamo, il pesante individualismo contemporaneo indotto, nega ogni possibilità di “impegno sociale collettivo”. Al medesimo si resiste con il famoso/famigerato comunitarismo: sostengo esclusivamente chi riconosco come mio simile. Disaccordo inevitabile tra chi …accompagna il cane al guinzaglio e chi ribadisce di essere contrario ad ogni …collare.

Smarriti i valori fondanti del difficile “rapporto di rappresentanza” il concetto di “libertà democratica” viene spesso inteso come il “fare ciò che si vuole” e chiederne il rispetto in nome della “libertà” individuale. E così davanti a una decisione municipale maggioritaria (sul “collare”) non rimarrà che la trasgressione e/o l’invito alla tolleranza di tale infrazione. L’individualismo diventa così un (dis)valore asociale. Si ha la perdita della sensazione di vivere in una società condivisa.

Già si assiste a una forte spinta ai comunitarismi di genere, di cultura, di credo e via elencando. O la riaffermazione di semplici abitudini. Sempre più “cittadini” sono già divisi in compartimenti verticali (classi) in considerazione dell’evidente impossibilità di un riscatto collettivo sul piano economico. Ciò che determina la frustrazione di interi comparti della cosiddetta “economia informale” avviliti dal meccanismo imposto dal sistema mercantile senza …protezioni. L’umanità perderà sempre più coesione in senso orizzontale anche perché sottomessa all’accettazione delle ineguaglianze economiche attualmente (ri)considerate ormai come fatali. Con l’aumento delle precarietà non resterà che la rivendicazione di sempre più minute particolarità identitarie. In altri termini concepire la cittadinanza sulla base del proprio universo sociale di riferimento.

Incontrovertibile quanto “il popolo” oggigiorno non condivida, semmai fosse stato prima d’ora, la stessa barca: è drasticamente frazionato dallo status economico e dalle “particolari”condizioni culturali. Ciò che determina insanabili divisioni nelle finalità stesse del concetto del vivere associato. C’è chi ritrova la propria identità in un ambito ristretto, una tribù (una casta) culturalmente uniforme con regole specifiche, c’è chi invece aspira a un’identificazione a dimensioni di democrazia nazionale ragionevolmente omogenea sui principi fondativi e, infine, chi è ormai inserito (e appagato) in un contesto globalizzato multiculturale perfino apolide a “carattere universale” e a gestione tecnocratica.

La gara (conflitto ideologico?scontro di civiltà?competizione economica?) tra i diversi ambiti per raggiungere la supremazia decisionale è già iniziata da tempo. Da lì il processo, ormai dilagante, della configurazione di un clima sociale predisposto a un fratricida confronto (sterile) tra “inconciliabili universi dissimili”.